Bassi, chitarre e attività muscolari

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Chitarristi e bassisti spesso ci contattano a causa di dolori alle mani, più frequentemente la sinistra è più sollecitata in ogni tipo di chitarra. La destra invece ha una gestione specifica a seconda della tecnica e dello strumento.

Insieme a Manne abbiamo iniziato a studiare in quale modo il musicista utilizzi queste strutture con l’ausilio di un biofeedback di superficie, strumento utilizzato da decenni per mostrare in tempo reale l’attività elettrica del muscolo studiato. L’attività elettrica è infatti un parametro legato alla forza espressa.

Per rendere più gestibili i dati abbiamo limitato lo studio alla valutazione dell’attività dei flessori del pollice della mano sinistra che pare essere uno dei punti frequentemente soggetti ad affaticamento e dolorabilità, insieme ai muscoli dell’avambraccio sinistro.

(Se sei bassista o chitarrista puoi  partecipare alla raccolta dati su problemi da strumento al link)

Avere un indicazione visiva del parametro forza, per chi suona è di grande utilità per capire dove poter intervenire modificando posizioni corporee, migliorando la tecnica, cambiando l’assetto dello strumento rispetto al corpo o semplicemente avendo un dato che indichi l’utilità di un’eventuale pausa. Per noi terapisti è utile inoltre per oggettivare quello che per il paziente risulta essere spesso un’impressione o un dubbio su iperlavoro di alcuni distretti.

Bassisti e chitarristi spesso usano tecniche molto personali e molto frequentemente utilizzano più forza del necessario nella gestione della mano sinistra sulla tastiera. Un altro fattore che influenza la gestione della forza, già conosciuto in realtà da liutai e musicisti, è la scala dello strumento. Strumenti a scala corta sono più facilmente suonabili, soprattutto durante l’esecuzione del bending, che richiede meno spinta a parità di nota.

Anche la posizione della tastiera rispetto al corpo può influire; avere una tastiera molto spostata verso sinistra (ad esempio suonando seduti con chitarra o basso su coscia sx) richiede una necessità di compenso del polso sx e una pressione maggiore sul pollice, maggiore nelle prime posizioni.

Un altro dato interessante è stata l’osservazione dei picchi di pressione durante l’esecuzione di un pezzo suonato “forte”. Nel video seguente sono mostrate le attività di muscoli flessori del pollice (picchi più alti) e altri gruppi di muscoli dell’avambraccio sinistro.

 

Per fare vibrare una corda basta una pressione minima, abbiamo osservato l’aumento netto in caso di necessità di un’esecuzione più decisa. Questo può essere funzionale in caso di esecuzione in “forte” ma talvolta permane anche per il resto del brano, rappresentando uno sforzo inutile nell’esecuzione.

Anche la velocità può influire sullo sforzo pressorio della mano sx. Tuttavia, se la tecnica è buona, l’alta velocità non si accompagna sempre ad aumento di forza, anzi. Qui sotto un esempio di tapping veloce senza particolari eccessi di spinta su mano sinistra.

 

Manne inoltre ha sviluppato un prototipo interessante per testare diverse posizioni percepirne il livello di comfort per aiutare il musicista nell’eventuale scelta di modelli e nella personalizzazione degli stessi. Vedi prototipo

In quanto all’utilità del biofeedback come strumento di allenamento o di rieducazione per il musicista possiamo confermare che è un utile indice dell’azione in tempo reale e può facilitare la presa di coscienza del problema per trovare l’utile soluzione riportando i parametri di spinta a pressioni che non sollecitino eccessivamente le strutture anatomiche implicate.

Tutto ciò risulta di grande aiuto anche nell’analisi del paziente che si sottopone a valutazione per problemi da strumento e implica un lavoro in costante collaborazione tra noi terapisti osteopati, gli insegnanti e musicisti stessi.

Grazie a Federico Malaman per la disponibilità

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