mauro banfi osteopata

Metodiche e potenziale corporeo

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Leggo costantemente, soprattutto on line, della “giusta metodica”, della tecnica vocale universale, del nuovo che avanza per sbaragliare l’ormai desueto modo di cantare.

E così la dinamica respiratoria diventa terreno di polemiche, di ricerca di perfezione di movimento, di iper controllo di micro mobilità. E via di nuovo in giostre di metafore a paragonare muscoli ad elastici, i musicisti ad atleti, il diaframma…povero diaframma ..a qualsiasi cosa renda facile la sua descrizione.

In studio quello che vedo spesso è l’abuso di alcuni tecnicismi nella tecnica vocale che, stressano il corpo  a livello posturale e a livello dinamico.

La causa? Forse la mancanza di compresione dell’allievo, ma anche la scarsa sensibilità (o preparazione specifica) del docente nell’osservare le potenzialità corporee e i limiti fisici dell’allievo. Non si può applicare la stessa metodica con gli stessi risultati a tutti.

Tengo nota dei più frequenti problemi oggettivi dello strumento corporeo di alcuni miei pazienti – cantanti giunti da me con problemi posturali in rapporto alla pratica canora; a voi farne materiale utile di riflessione.

Tra i più frequenti troviamo:

  1. asimmetrie di movimenti costali
  2. difficoltà di gestione delle mobilità costali e addominali
  3. eccessiva tensione dei muscoli erettori del tronco e del capo
  4. eccessiva tensione degli elevatori delle scapole

queste, tra le tante, sono frequenti problematiche degli allievi che richiedono il mio intervento osteopatico.

Talvolta i problemi affliggono anche professionisti di esperienza.

Risolverli è possibile, attraverso un percorso di recupero del controllo motorio. Tuttavia il mio invito è rivolto soprattutto ai docenti. I punti deboli sono questi, le metodiche non dovrebbero essere rigidamente standardizzate ma adatarsi alle tipicità del corpo dell’allievo. Questo vale, con effetti diversi, anche per gli strumentisti.

Migliorare la dinamica costale, la coordinazione del mantice, normalizzare la tensione muscolare posturale è lo scopo del trattamento manuale e rieducativo, anche in collaborazione con altre figure specialistiche.

La gestione della forza, delle posizioni, delle richieste (talvolta colorite nel linguaggio metaforico) è compito importantissimo del docente, cui va l’onere della crescita quotidiana dell’allievo e del rendere chiaro ciò che viene detto.

Accorgersi della presenza di uno dei problemi elencati sopra e non affrontarlo significa da subito la perdita di performance, col tempo l’instaurarsi di disfunzioni o patologie serie.

 

 

Presenza scenica, tensione ed emissione

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La gestione della presenza in scena e della mimica è di fondamentale importanza nel cantante, soprattutto in ambito lirico. Assumere posizioni espressive, cariche di significato interpretativo può essere di supporto al gesto vocale e supportarne l’efficacia. Le indicazioni della regia guidano movimenti o posizioni statiche in scena, in relazione alle necessità teatrali.

L’ausilio di elettromiografia di superfice, pratica da decenni utilizzata in ambito riabilitativo,  non invasiva e di rapida consultazione da parte dell’esecutore, può essere utile per monitorare tensioni su gruppi muscolari attivati durante l’esecuzione.

E’ certo che in scena il gesto interpretativo abbia pari importanza rispetto alla esecuzione tecnica e l’impegno fisico sia necessario per comunicare al pubblico intenzioni e carattere del personaggio. Il confine tra sforzo utile alla scena e iper lavoro può essere deciso, con l’uso dello strumento di misurazione, dall’artista, scegliendo di tarare le proprie contrazioni posturali ad un limite accettabile e ne che rendano più gestibile la vocalità. Il risultato è un personaggio più agile nel controllo della voce, meno statico posturalmente e altrettanto convincente dal punto di vista vocale.

L’utilità immediata sta soprattutto nel periodo di studio pre recite che può essere gestito evitando il surmenage posturale, in particolare a livello cervicale e perilaringeo, dedicando l’attenzione più mirata alla gestione vocale del pezzo.

In questo caso l’artista, ha effettuato due vocalizzazioni con intenzioni mimiche posturali differenti; la prima più carica di pathos, la seconda posturalmente più rilassata ma con un’attenzione rivolta alla voce.

Lo strumento ha misurato le attività elettriche nei due casi.

A livello di muscolatura perilaringea (muscolo sternocleidomastoideo) sono evidenti attività più intense durante l’esecuzione con maggior intenzione espressiva.

Nel secondo caso, con attività minore a livello del muscolo testato, il  risultato vocale, è altrettanto valido.

Si deve notare, soprattutto in artisti di questo calibro, la gestione dell’apparato posturale e dell’apparato fonatorio in modo quasi disgiunto, modulando le tensioni specifiche di entrambi.

Ciò non crea interferenze involontarie eccessive tra sistema portante e apparato vibrante e  testimonia la grande capacità artistica.

Si ringrazia per la disponibilità il soprano Jessica Pratt

Metodiche complementari al canto / Complementary methods praticated by singers

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L’osteopatia, il canto e nuovi habitat

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In ambito canoro molto si può fare per cercare di oggettivare ciò che il cantante percepisce come miglioramento di una condizione fisica. Per questo è utile il lavoro in sala di registrazione, dove le condizioni di ascolto possono essere gestite secondo le necessità. E’ possibile utilizzare ambienti anecoici o, al contrario, fonoriflettenti, in cui far cantare il soggetto registrandone la traccia audio.
In questo modo il suono potrà essere valutato in modalità più oggettive ed eventualmente misurato prima e dopo il trattamento attraverso software apposito.
E’ ovvio che ci si trova in condizioni “di confine”, non prettamente mediche e nemmeno dedicate alla modifica della tecnica vocale, di competenza dell’insegnante e dello stesso artista.
Tuttavia il fatto di trovarsi con l’artista in situazioni del genere può essere interessante e porta spesso spunti inattesi e nuove possibilità di lavoro, sia nella pratica artistica, che nell’approccio posturale ed osteopatico.
Le foto sono un esempio di come si possa, in casi fortunati, interagire con le professionalità specifiche (artista, fonico, insegnante) per meglio comprendere le modificazioni corporee ed i relativi cambiamenti nei suoni emessi non tanto per un’elaborazione di un protocollo rigido di trattamento ma per un prezioso scambio esperienziale nei diversi ambiti e competenze.
Grazie per la disponibilità Manuela Custer, Angela Nisi, Marcello Succo and Blue Room

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Monitorare il musicista per conoscere la sua attività

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biofeedback

l’utilizzo di tecnologie che mostrino oggettivamente l’attività muscolare in tempo reale è in uso da molti decenni in ambito riabilitativo.
Questa metodica è chiamata biofeedback e prevede l’applicazione di sensori cutanei che captano l’attività elettrica delle fibre muscolari utilizzate in tempo reale.
Ciò viene tradotto in segnali visivi o sonori programmabili che rendono molto più facile il meccanismo di presa di coscienza dell’effettivo lavoro del soggetto. Molte sono le possibilità di questi trumenti.
Ad esempio, nella gestione del musicista è importante infatti che ad un’attività periferica (utilizzo delle dita in velocità) non corrisponda un aumento di tensione di muscoli non implicati direttamente nell’azione musicale (eccesso di tensione muscoli paravertebrali).
Dunque queste strutture muscolari possono essere monitorate e nel momento in cui si contraggono oltre la soglia utile il biofeedback emette un suono o mostra su un grafico l’eccessivo ed errato utilizzo.
E’ uno stratagemma efficace per meglio prendere coscienza dell’effettivo lavoro muscolare.
Non è uno strumento di diagnosi ma mostra l’attività del muscolo nel momento in cui lo si contrae.
Nella pratica in studio è normale da molti decenni l’utilizzo del biofeedback su cantanti, strumentisti, sia con problematiche posturali, sia con finalità di prevenzione ed ottimizzazione della performance.
Nel cantante, inoltre, ove il corpo stesso è inteso come strumento e dove le tensioni anomale possono essere all’origine di difficoltà di gestione del gesto artistico, l’utilizzo del biofeedback trova particolare interesse ed utilità.
Tuttavia l’utilizzo di questi strumenti di analisi è importante che venga gestito da terapisti preparati. La precisione dell’applicazione dei sensori è basilare per una corretta risposta dello strumento.
Inoltre non dimentichiamo che molte delle sindromi di cui sono affetti strumentisti e cantanti sono dovute a modifiche del tessuto muscolo-fasciale anche SENZA alcuna attività elettrica, dunque sono al di fuori del monitoraggio del biofeedback.
E’ comunque un appurato aiuto soprattutto nella gestione del corretto gesto motorio e nella presa di coscienza dell’eccessivo utilizzo muscolare.

Qualche info sull’argomento dal passato:

http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF01000540

http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF00998694#page-1

http://link.springer.com/article/10.1007%2FBF00998740

Denti, disturbi cranio mandibolari e canto

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denti

Non è la problematica più comune nel cantante ma ogni tanto può essere presente una disfunzione mandibolare.
In questi ultimi anni si è molto disquisito riguardo la relazione che può intercorrere tra occlusione e postura. Come in ogni campo, anche in questo caso molto di cui si dice non rappresenta la verità assoluta.

Che ci sia relazione tra il modo di chiudere i denti ed il comportamento neuro fisiologico del sistema posturale è un dato di fatto. Purtroppo la cosa che fa dannare dentisti, osteopati e posturologi è la ricerca di un rapporto causa effetto netto, preciso, verificabile e riproducibile.

Non tutti coloro che hanno problematiche di occlusione sviluppano sintomi, come pure, molti pazienti con sintomi cranio cervicali non hanno problemi masticatori. Quindi?

La regola impone di non nuocere al paziente e dunque di non intervenire con trattamenti importanti se non strettamente necessari.

Nel caso in cui il paziente sia anche un cantante dobbiamo ragionare sulla possibilità che vi siano perturbazioni portate dalla non corretta apertura e chiusura della mandibola.

Non siamo in condizioni di occlusione, poichè il canto, per ovvie ragioni si attua a bocca aperta. Anche in questa situazione  si possono notare gli effetti di eventuali problemi occlusali.

La deviazione della mandibola in apertura, la limitazione dell’apertura, la presenza di sintomi dolorosi sui muscoli masticatori, tipici clik sulle articolazioni temporo mandibolari sono alcuni di segni e sintomi che si trovano in caso di problemi di occlusione. Anche quando siano presenti parafunzioni masticatorie (digrignamento o serramento dentale) ci possono essere ripercussioni nell’apertura della bocca con relativi compensi mandibolari.

Questi sono casi in cui è importante intervenire poichè la pratica canora in condizioni non standard può portare ad asimmetrie di tensione a livello dei muscoli più strettamente legati alla pratica vocale, connessi alla branca mandibolare, alla laringe ed in diretto rapporto con tratto cervico-toracico.

Far valutare al dentista la condizione anatomo funzionale del comparto mandibolare è importantissimo, ci permette di impostare un giusto trattamento, sia di tipo occlusale, ma anche di supporto miofasciale e di auto trattamento.

L’approccio osteopatico e di terapia manuale può migliorare lo stato miofasciale delle catene posturali in rapporto con il mantice respiratorio, l’apparato perilaringeo e perimandibolare.

Nel risolvere le anomalie di tensione del comparto peri mandibolare si potranno in questo modo apprezzare differenze nella gestione dell’emissione vocale e della eventuale fatica del tratto mandibola-laringe-sterno e di tutte le componenti fasciali connesse.

La regola che amo sottolineare sempre è la necessità di un itervento precoce ed il lavoro d’equipe fra professionisti della postura, dell’occlusione e della voce per ottimizzare i risultati e renderli il più duraturi possibile.